Coppia d’assi.

Piccolo buio, grande buio. Scopri le carte.
Le migliori. Alzi la testa contento, si parte.

Invece no, tremano le mani ed ogni sorriso sparisce dentro.

Il sudore diventa un peso freddo e, arrivando alla gola, fa del battito una grancassa nel collo. Deglutire è impossibile, ogni respiro costa come l’ultimo. Lo sguardo si fa tremante nel trattenuto tuo appena lacrimo.

Esci.

Di chi ti ricordi per sorridere?

Non per scappare, ma per continuare a giocare, facendo la tua vita più facile, finendo per fare quel passo più facile da fare: io mi ricordo di te, che sei ora ciò che più riconosco; mi ricordo ognuno di quei pochi così tanti ricordi. Ricordi? Avevamo detto per gioco, ma niente succede per caso.

Il caso, esatto, proprio il caso da risolvere: un mistero non capito, la voglia che si è persa ancora in un giorno, come un bambino che esplora, ma si spaventa. Cos’altro se non un caso, una questione aperta, sicuramente non chiusa, lasciata senza una fine?

La risposta?
A caso, come al solito: per una sola giornata abbiamo buttato via del tempo contato. A caso, sotto casa, abbiamo sbagliato.

Cosa avremmo dovuto e voluto dire è quel qualcosa che non è potuto uscire, le frasi che sappiamo e conosciamo bene ci hanno tradito, lasciandoci solo le conclusioni adatte al caso, ma quale? Quello più facile, una mano di poker meno impegnativa: una partita costruita per durare meno fatica, provare meno emozioni in carte scelte apposta per non tremare, per non concedersi ad amare.

Una parola e già ti sembra sbagliato, però per scelta.
La tua, quella di sempre. Quella che lascia la pelle come nel vento, come quando scivola tra la sabbia o le foglie: quella che arriva, ma non afferra; che colpisce, ma senza scheggiare nemmeno il legno.

La scelta di sempre, il disimpegno.

Dimmi altro, dimmi che non è questo il caso, raccontami dei giorni in cui non ci sei voluta stare tra le mani che ovunque ti han persuaso ed in mille abbracci pervaso; parlami di quando avere i miei occhi vicini, non han reso i tuoi più felici.

Io non avrei niente da dire, perché alla fine è il nostro pensato che solo ci differenzia quando la differenza sta nel punto in cui si ferma: con la fatica tra le mani o con mille boona a tappare quei tuoi vulcani. Che se li conti, come tante le voglie, tanti i desideri, tanti i rimpianti, che non conosco e che non voglio aumentare, sono tanti.
Tanti quanti le scelte non fatte e le unghie consumate nel tempo.

Lo stesso che, essendo ormai già tanto, è ormai poco e, tiranno, chiede di scegliere.

Abbiamo scelto, ma abbiamo semplicemente sbagliato ancora: un letto singolo è troppo grande per una persona sola.

Quindi, a caso? No, lo sai, ma è il caso di tornare su quei passi che nel silenzio dei campi ci han portato. Forse è meglio quel che ci riesce meglio, incontrarsi dove c’è vicinanza: concentrarsi su quello che di bello c’è nella nostra impossibile lontananza, che chiamo voglia, che scoprirai chiamarsi proprio libertà.

Nel piccolo e grande buio, tuffiamoci ancora: altro non vogliamo, che rivederci ancora.