Fuffa.

Una generazione solo fuffa; chiacchiere, chiacchiere, un mare di parole del cazzo.

Tra mille foto, commenti e likes, avete perso tutta la dignità, finendo in vendita nella vetrina della vostra pagina social: solo merce da sfoggiare, invidiare, sognare. Coglioni, chi pensate di fottere? Piangete smarriti la sera nel letto, dopo aver pubblicato una storia “Che giornata, tutto perfetto”. Non potrei vivere la vostra vita neanche per un cazzo di minuto: condividi, consuma, condividi, consuma la giornata che sfuma, svanisce, non dura. Perché di storie ne fate tante, ma quante ne vivete? Io dico poche, se, fatta una foto, piegate subito la testa in segno di sottomissione. Venti, più quattro ore passate al telefono come un coglione, quelle del giorno, che, se tolte sette per dormire, due per mangiare, una per spostarsi a perderne otto a lavorare, studiare oppure cazzeggiare, rimangono solamente due: come gli schiaffi che prendi se ti sento dire che non hai tempo. Poi, per fare cosa? Andare in palestra come uno stampino, prendere un caffè, un cicchino o guardare una serie tv? Ma smettiamola di fingere, zero interessi, di passioni non se ne vedono più.

La scienza ci dice una cosa, una soltanto, quindi ascoltiamo bene: schiavi della DOPA (non quella dei Messaggeri), se non ci diamo una smossa, presto il telefono sarà l’unica cosa che importa. Uhm, forse è tardi. Esci senza telefono, dai, stai senza internet, prova a non guardare neanche una storia. Ma vai a lavorare, testa bassa, cazzone, che mamma tra un po’ dovrà aprire un mutuo per comprarti un altro giubbotto della Stone. Già, ma che dico?! Lei non lo sa, ma su Insta tutti imprenditori, la verità: “Mammaa dammi cinquanta”, solo roditori che girano in tondo, intorno a quello che va di moda. Strano che non tiri mai svegliarsi presto, lavorare la domenica, sorridere a chi ne ha bisogno, aiutare il prossimo, non essere uno stronzo.

Sveglia, non hai niente di tuo, ci sono sassi con il triplo dei tuoi anni: fai meno il gradasso, sei un bamboccio vestito firmato dal babbo. Come è successo? Non vi hanno preso abbastanza per il culo da ragazzini, le botte non vi hanno insegnato a stare attenti a quello che fate ora: ventenni e trentenni sballati nelle storie, culi di fuori, filmini che girano, soldi e Donpero al posto dei cuori. Se mio figlio si comporterà come voi, sicuro, scontato: «Fuori!». Chiarito, l’ottanta percento dei nostri problemi li abbiamo in tasca, ma il restante venti? Subito di fianco, nell’altra: cazzo frate, non fai brutto, se non fai niente tutto il giorno sballato a mangiare sul divano, sei solo un coglione, punto. Tu scappa pure dalla fatica quando ancora ti campano, hai fatto un affare: firmato per passare tutta la vita futura dove non vorrai stare. Ma va bene così, tutto a posto, fate quello che vi pare: meno teste, meno competizione; meno teste, è evidente, più lavoro per me.

Lo scoprirete a vostre spese: sì, la fattura a fine mese.